Anarchy in the hive

Nelle colonie di api, le operaie possono “ribellarsi” al potere della regina e iniziare a deporre delle uova. Il fenomeno prende il nome di sindrome anarchica.

Le api europee (Apis mellifera) sono notoriamente degli insetti operosi, che conducono una vita basata sulla rigida divisione dei ruoli all’interno della colonia. L’ape regina ha un unico compito: riprodursi. Al termine del volo nuziale, durante il quale si accoppia con svariati maschi, la regina si ritira all’interno dell’alveare con una scorta di sperma sufficiente a produrre uova per molti anni. Le api operaie, invece, si occupano della costruzione dell’alveare, del foraggiamento e della cura di uova e larve. E i fuchi…beh, loro servono esclusivamente come donatori di sperma.

queen
Fig.1 La regina (al centro, più grossa e scura) circondata dalle operaie.

Le operaie, tuttavia, sono dotate di un apparato riproduttore perfettamente funzionante e, in determinati casi, sono in grado di deporre delle uova non fecondate dalle quali nasceranno dei fuchi. La domanda sorge spontanea: se le operaie sono in grado di riprodursi (almeno parzialmente), perché non lo fanno? Sembra che il principale inibitore sia un feromone emesso dalla regina, che blocca l’attivazione delle ovaie delle operaie. E nel caso ciò non fosse sufficiente, esistono altri due meccanismi noti come worker policing e worker-worker aggression.

Il worker policing (che potrebbe essere tradotto con “controllo dell’operaia”) è un fenomeno che fa sì che le operaie possano individuare e mangiare le uova che non sono state deposte dalla regina. Anche in questo caso, il responsabile è un feromone prodotto dalla regina e apposto sulla superficie delle sue uova in maniera che siano sempre riconoscibili. La worker-worker aggression, invece, si verifica quando le operaie con le ovaie attivate vengono aggredite dalle proprie compagne di alveare. Con questi due semplici meccanismi  viene mantenuto l’ordine e la regina rimane l’unico individuo di tutta la colonia che si riproduce attivamente.

Apis mellifera Linnaeus, 1758, Lugustrum vulgare Linnaeus, 1753
Fig.2 Un’operaia intenta a foraggiare.

Nelle colonie anarchiche, tuttavia, questi meccanismi non sono sufficienti per inibire la riproduzione di alcune operaie, che iniziano quindi a deporre delle uova. Come evidenzia un articolo di review pubblicato su Behavioral Ecology and Sociobiology, la sindrome anarchica ha delle basi genetiche: le operaie presentano delle mutazioni che le rendono meno sensibili ai feromoni emessi dalla regina, e di conseguenza c’è un maggiore tasso di attivazione delle ovaie.

Ma anche il worker policing diventa meno efficace. Probabilmente, questo si verifica perché le operaie anarchiche sono in grado di contraffare il feromone delle regina, in maniera tale da marcare le proprie uova come “reali”, rendendo così difficoltoso il loro riconoscimento e quindi la loro eliminazione.

Quali sono le conseguenze della sindrome anarchica? La presenza di una grande quantità di api anarchiche è molto costosa per l’alveare, se non addirittura letale. I fuchi sono energicamente dispendiosi da produrre, ma non contribuiscono in alcun modo al benessere della colonia. Inoltre, nonostante le operaie anarchiche continuino a svolgere i propri compiti, non sappiamo se il loro rendimento rimanga invariato. Tuttavia, è necessario ricordare che una piccola percentuale di anarchiche (come avviene generalmente in natura) non sembra avere grandi conseguenze sulla vita dell’alveare.


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