Il pene a quattro teste dell’echidna

Il pene dell’echidna istrice, un mammifero endemico dell’Australia, presenta una caratteristica davvero sorprendente: il glande è diviso in quattro parti, conferendo al membro maschile un aspetto quanto meno originale.

L’echidna è un animale straordinario sotto molti punti di vista. Per esempio, è un mammifero che depone le uova: le femmine depongono un singolo uovo per volta e lo covano in un’apposita sacca ventrale, dove rimane per una decina di giorni prima della schiusa. Inoltre, i piccoli vengono allattati nelle prime fasi della loro vita, ma le femmine sono sprovviste di capezzoli: il latte è secreto dalle ghiandole mammarie che sfociano direttamente sul ventre, e i cuccioli leccano il pelo della pancia della madre per nutrirsi. Ma l’aspetto che ci interessa oggi è la bizzarra morfologia dei genitali maschili.

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Fig.1 Un esemplare di echidna istrice mostra il lungo muso. Questi animali sono privi di denti, ma hanno una lunga lingua appiccicosa che usano per nutrirsi di insetti.

L’echidna istrice, o echidna dal becco corto (Tachyglossus aculeatus), è il mammifero endemico più diffuso in Australia. Nonostante la sua abbondanza sul territorio, un’aura di mistero aleggia intorno a questo simpatico animaletto: i maschi, infatti, sono dotati di un pene a quattro teste. Il pene di  Tachyglossus aculeatus presenta un glande bifido, e ognuna delle due metà si suddivide ulteriormente in quelle che vengono definite rosette. L’uretra sbocca in ciascuna rosetta non con un unico dotto, ma con una serie di forellini che potremmo paragonare a quelli di una doccia. Durante l’eiaculazione, lo sperma affiora da questi forellini andando a colmare le rosette.

Ci troviamo quindi di fronte a un’anatomia decisamente non tradizionale. Come viene usato un membro del genere? La comunità scientifica brancolava nel buio. Finalmente, nel 2007, un articolo pubblicato su The American Naturalist aiutò a far luce sul mistero. Gli autori dello studio osservarono tutte le fasi dell’eiaculazione di un maschio di 17 anni, tenuto in cattività nel Currumbin Wildlife Sanctuary. A questo scopo, un encomiabile operatore del santuario prestò i propri servizi, accettando di stimolare manualmente l’esemplare così da fargli raggiungere l’eiaculazione. Nel video qui sotto, pubblicato dalla rivista inglese New Scientist, potrete vedere come funziona il procedimento.

Durante le prime fasi dell’erezione, il glande assume un aspetto paragonabile a quello di un anemone quadripartito.

S. D. Johnston et al. (dicembre 2007), The American Naturalist

Man mano che l’erezione procede, tuttavia, questa romantica immagine va perduta: due delle quattro rosette vengono ritirate (potremmo paragonarle a delle teste di tartaruga ritratte nel guscio). Quindi, solo due rosette per volta vengono usate per l’eiaculazione, la quale ha luogo circa 20 secondi dopo il raggiungimento di un’erezione completa. Ma la cosa più interessante venne scoperta osservando una serie di 10 eiaculazioni consecutive: il maschio non usa sempre la stessa coppia di rosette, ma le alterna, usando in maniera equa il lato sinistro e quello destro del proprio pene.

L’uso indipendente delle due metà del pene, che non è mai stato osservato in nessun altro mammifero, richiama alla mente gli emipeni di alcuni rettili (di cui abbiamo già parlato in un altro post). Questo fatto, aggiunto alla deposizione delle uova, fornirebbe sostegno all’ipotesi che le echidne, appartenenti all’ordine dei Monotremi (che comprende i mammiferi più antichi al mondo), sarebbero strettamente imparentate con i rettili.


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