L’effetto Bruce, o il blocco indotto della gravidanza

Una femmina di topo ha elevate probabilità di interrompere la gravidanza se, dopo l’accoppiamento, viene esposta all’odore di un maschio sconosciuto. Questo fenomeno è noto ai biologi da più di 50 anni con il nome di effetto Bruce.

Il meccanismo prende il nome dalla scienziata britannica Hilda Margaret Bruce, che lo scoprì mettendo delle femmine di topo (Mus musculus) nella gabbietta di un maschio sconosciuto 24 ore dopo la copula con un altro individuo. La percentuale di gravidanze risultanti era estremamente bassa: nello studio originale (pubblicato su Nature nel 1959) 20 femmine su 49 non rimasero incinte in seguito al primo accoppiamento.

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Fig.1 Un esemplare di Mus musculus.

Dopo diversi esperimenti, divenne chiaro che la causa scatenante era l’odore del nuovo maschio. Non era infatti necessario che la femmina venisse a contatto con lo sconosciuto, e nemmeno che lo vedesse. Inoltre, la presenza di maschi castrati non aveva alcun effetto. Tutti questi fattori portarono alla conclusione che il blocco della gravidanza fosse indotto da alcuni feromoni sessuali secreti dal maschio.

Questi feromoni agiscono sulla femmina inibendo la produzione di un ormone chiamato prolattina, e impedendo di conseguenza l’impianto dell’embrione nell’utero. Per questo motivo, l’effetto Bruce nel topo può verificarsi solo fino a 4-5 giorni dopo la copula, cioè prima che l’impianto abbia luogo. Nonostante il fenomeno sia stato inizialmente studiato nel topo, successivamente venne individuato in altre specie, sia di roditori che di altri mammiferi (ad esempio in alcune scimmie).

Ma adesso passiamo alla domanda più interessante: perché? Perché una femmina dovrebbe perdere la propria cucciolata, solo a causa della presenza di un maschio? La risposta più accreditata ha le sue radici in un fenomeno tanto brutale quanto diffuso, quello dell’infanticidio.

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Fig.2 Una leonessa con il suo cucciolo. Nei leoni, l’insediamento di un nuovo maschio dominante è spesso seguito dall’uccisione dei piccoli del branco.

In diverse specie di mammiferi, come per esempio nei leoni, l’infanticido è una pratica abbastanza comune. Si pensa che maschi uccidano i figli altrui per far sì che le femmine tornino in estro: infatti, una femmina che ha perso i propri piccoli è pronta per un nuovo accoppiamento molto più velocemente di una che sta ancora allevando la prole.

L’infanticidio è piuttosto diffuso anche nei roditori: quando un nuovo maschio viene a contatto con una femmina e la sua cucciolata, ha tutto da guadagnare dalla morte dei piccoli. In questa ottica, l’effetto Bruce sembra essere una risposta adattiva della femmina, che cerca di “limitare i danni”. Il maschio ottiene ciò che desidera, bloccando la gravidanza della femmina e rendendola nuovamente ricettiva, mentre la femmina evita di investire ulteriormente in una cucciolata che avrebbe scarse possibilità di sopravvivenza.


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